Museo Nazionale dell’Automobile Torino, Italia

Il Museo Nazionale dell’Automobile, fondato da Carlo Biscaretti di Ruffia, è un museo automobilistico a Torino, nel nord Italia. Il museo ha una collezione di quasi 200 automobili, è l’unico Museo Nazionale di questo genere in Italia, ospitato nei locali progettati dall’architetto Amedeo Albertini, sulla riva sinistra del fiume Po ea breve distanza dal Lingotto; è uno dei pochi edifici appositamente costruiti per ospitare una collezione museale ed è anche un raro esempio di architettura moderna. Il museo è situato in un edificio risalente al 1960 e ha tre piani. Dopo la ristrutturazione nel 2011, il museo è di nuovo aperto, e la sua area espositiva è stata ampliata da 11.000 metri quadrati (120.000 piedi quadrati) a 19.000 metri quadrati (200.000 piedi quadrati). Il museo ha anche una propria biblioteca, centro di documentazione, libreria e auditorium.

Il museo ha una delle collezioni più rare e interessanti del suo genere, con quasi 200 auto originali risalenti alla metà del XIX secolo fino ai giorni nostri, e oltre ottanta diverse marche di veicoli, provenienti da Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Olanda, Spagna, Polonia e Stati Uniti. Nel 2002 i direttori del museo hanno iniziato a pensare a lavori di rinnovamento della struttura e dei contenuti. Erano passati quarant’anni e il museo era ormai datato e obsoleto, quindi era necessario un cambiamento per renderlo più attraente.

Il Museo dell’Automobile fu fondato nel 1932 dall’idea di due pionieri dell’automobilismo italiano, Cesare Goria Gatti e Roberto Biscaretti di Ruffia (il primo presidente dell’Automobile Club di Torino e uno dei fondatori della società Fiat), ed è uno dei più antichi musei automobilistici del mondo.

Fu Carlo Biscaretti di Ruffia (figlio di Roberto), un aristocratico torinese nato nel 1879, che attaccò definitivamente il suo nome al Museo Nazionale dell’Automobile, poiché fu lui che lo concepì, riunì la collezione iniziale, si sforzò di portarlo in essere e ha lavorato tutta la sua vita per dargli un quartier generale decente. Carlo Biscaretti fu anche il suo primo presidente e alla sua morte, nel settembre 1959, il Consiglio di amministrazione approvò una risoluzione per nominare il Museo dopo di lui; è stato quindi ufficialmente aperto il 3 novembre 1960.

Il design vincente (che rispondeva ai requisiti come pubblicizzato, utilizzando un approccio coerente che potesse riorganizzare l’edificio esistente e creare nuovi spazi per relazionarsi con la città), includeva il rapporto tra la percezione visiva veloce di Corso Unità d’Italia e la definizione di un’area pedonale più chiusa nel punto in cui si unisce a Via Richelmy.

In comune con molti esempi europei contemporanei, le funzioni strettamente espositive saranno integrate da una serie di attività complementari per far sì che il Museo dell’Automobile diventi vivo a tutte le ore del giorno e della sera, e diventi un elemento per aprire la strada nel rinnovamento urbano del quadrante sud della città.
Il design di Zucchi sarà arricchito con le esposizioni dello scenografo franco-svizzero Francois Confino.

L’esperienza acquisita da Francois Confino in altri progetti simili (ha progettato gli arredi interni per il Museo del Cinema di Torino), ha svolto un ruolo utile nel mettere a punto un concetto nuovo di zecca che collocherà il Museo di Torino all’avanguardia nel campo del l’arte di esporre automobili. Il principio guida sarà “la macchina osservata come una creazione del genio e dell’immaginazione umana”, per rendere le persone consapevoli e apprezzare l’immenso bacino di talenti, creatività, abilità artigiane e capacità imprenditoriali che esistono a Torino e in Piemonte.

Nel nuovo Museo, racconteremo la storia dell’automobile, la sua trasformazione da mezzo di trasporto a oggetto di culto, dalle sue origini fino all’evoluzione contemporanea del pensiero creativo. Attraverso l’evoluzione della macchina, narreremo i tempi epocali che la società ha vissuto.

La sede che sorge sulla riva sinistra del Po, non lontano dal Lingotto, dal 1960 ospita il Museo d’Arte di Torino ed è uno dei pochi edifici costruiti appositamente per ospitare la collezione di un museo ed è anche un esempio speciale di architettura moderna . Il progetto è opera dell’architetto Amedeo Albertini, autore, a Torino, anche dell’edificio SAI, dello stabilimento Lavazza e degli uffici RIV; Le strutture in calcestruzzo sono state calcolate dall’ingegnere Ivailo Ludogoroff. Per l’inizio del progetto sono stati presi in considerazione due fattori: la posizione panoramica di fronte al fiume Po e la collina, e il carattere particolare del materiale da esibire che non si adattava Un ambiente ricco e delimitato che già evocava il concetto di grande spazi L’edificio, nel suo originale progetto degli anni ’60, è caratterizzato da un’imponente facciata in pietra, una facciata convessa sviluppata in lunghezza, illusione di essere sospesa su una vetrata sottostante; Infatti, la facciata è raddrizzata da una grande trave di ferro di 60 tonnellate di peso e poggia su quattro grandi pilastri di acciaio inossidabile e cemento. Tutto l’edificio era stato costruito su una collina artificiale e consisteva in un grande volume principale come la facciata Ma che tendeva a restringersi mentre andava verso l’interno della collina Da questo edificio, due moduli laterali sospesi erano collegati a un secondo edificio che ha avuto circa la stessa volumetria del primo e così ha creato un giardino d’inverno nel cortile interno del museo Al secondo blocco poi ha lasciato un terzo volume, con caratteristiche molto industriali, lucernari sul tetto e mattoni, che hanno fatto scivolare l’impianto dell’edificio creando un piccolo “coda”. Una delle caratteristiche più originali è la soluzione di Sustenance dei manicotti di collegamento, tra quelli principali e quelli trasversali, che hanno una geometria orin “V”

Nel 2011, la sede del museo è stata riaperta dopo un’accurata ristrutturazione che copre quasi tutte le parti dell’edificio originale, mantenendole intatte ma fortemente rivisitate all’interno. Un nuovo edificio è stato aggiunto all’edificio originale, il livello della collina è stato abbassato ed è venuto Quindi modificare l’accesso all’edificio per coloro che arrivano dalla strada. Aggiunto spazio seminterrato per ospitare le auto della collezione non mostrate nel vero museo e nella scuola di restauro. Il cortile interno si trasforma in una grande sala racchiusa da una copertura progettata per massimizzare la luce solare Lo stile dell’intervento è dovuto all’architettura high-tech sia negli esterni che negli interni Tutti i corpi del nuovo edificio sono coperti, da un solo lato, con un nastro laterale Staccata dai corpi stessi La facciata, sebbene sia stata ammodernata, è rimasta invariata, così come la “coda” Gli edifici esistenti non hanno subito modifiche architettoniche, anche la caratteristica scala interna principale è rimasta invariata, sebbene nel nuovo progetto l’accettazione si trova dietro la grande hall interna da cui escono le scale mobili, causando il percorso degli spettacoli a partire dal secondo piano. L’operazione di ristrutturazione è costata 33 milioni di euro (23 dei quali finanziati dal Comune di Torino nel novembre 2011 entrando tra i membri ), 2/3 dei quali sono stati spesi per la ristrutturazione dell’edificio e 1/3 per gli arredi interni. La ricostruzione del museo ha quasi il doppio lo spazio utile per le mostre: dagli 11.000 metri quadrati della precedente struttura a oltre 19.000 m² di quello attuale. La richiesta di ristrutturazione dell’edificio è stata vinta dall’architetto Cino Zucchi di Milano, Recchi Engineering di Torino e Proger di Roma, con un totale di 38 candidati Il progetto di mostre Il museo è stato progettato dal designer franco-svizzero François Confino, con la collaborazione di LLTT Studio Cravetto-Pagella Architetti Associati, l’architetto Carlo Fucini e il canadese Light Designer François Roupinian

La mostra del museo è stata rivista e restaurata al pubblico nel 2011 Le vetture sono disposte in più di 30 stanze costruite con scenari e installazioni in cui le auto sono contestualizzate Anche se la collezione permanente del museo comprende più di 200 auto, di cui circa 160 sono esposte ; Gli altri sono tenuti nel cosiddetto Garage situato nel seminterrato del nuovo edificio (insieme alla Scuola di restauro) e possono essere visitati su richiesta esplicita. Oltre alle auto della collezione permanente, il museo ha anche una mostra temporanea dove presenta concept car, modelli o concetti su Mobility Exposure espone le auto prodotte tra il 1769 e il 1996 (esclusi i concept e le auto in mostra temporanea) I modelli Exposed sono originali e appartiene a 80 case automobilistiche

Il centro di documentazione (dedicato all’area di 800 m² progettata dallo studio LLTT) raccoglie i documenti interni relativi all’auto. Il centro è anche diviso in sezioni che riflettono la suddivisione tematica della biblioteca: storia della fabbrica, biografie, storia delle corse, storia della tecnica, vari veicoli industriali, pullman italiani e stranieri, saloni di automobili, musei dell’automobile La biblioteca raccoglie circa 7000 testi è diviso in sette sezioni (storia della locomozione, storia del marchio, corse, tecnica, biografie, circolazione e traffico, economia e varie) All’interno del centro documentazione c’è anche una biblioteca eremita

La collezione permanente del museo comprende circa 200 auto, oltre a un telaio e una ventina di motori. Le auto sono circa 80 marchi diversi (molti dei quali mancanti) che rappresentano dieci paesi (Italia, Belgio, Gran Bretagna, Germania, Paesi Bassi, Francia, Polonia, Spagna, Russia e Stati Uniti d’America)

Tra le varie auto ci sono anche auto da corsa e auto di Formula 1 come la Ferrari F310 di Michael Schumacher nel 1996, l’Alfa Romeo 179B o la 155 V6 TI, famosa per aver dominato il DTM sin dal suo primo anno di partecipazione

Nel seminterrato, creato insieme al nuovo edificio grazie al restauro del 2011, si trova un’area di circa 2000 m², il cosiddetto Garage, dove è conservato il patrimonio del museo senza patch. Queste auto non fanno parte della collezione permanente del museo per motivi logistici. Le auto di questa sezione sono state ruotate nel corso degli anni. In questa stanza il seminterrato ospita anche la Scuola di Restauro dove le macchine vengono restaurate e poi esposte

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