Biblioteca Teresiana, Mantova, Italia

La Biblioteca Teresiana (in italiano: Biblioteca Teresiana) è una biblioteca storica, fondata a Mantova dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria, nel 1780. Dal 1881 è stata una biblioteca comunale.

Posizione
Ex Collegio dei Gesuiti
La Biblioteca si trova nell’ex Collegio della Compagnia di Gesù.

I gesuiti, incaricati dell’istruzione superiore e dell’istruzione universitaria delle classi dirigenti della città, si stabilirono a Mantova nel 1584, con il favore e il sostegno del duca Guglielmo Gonzaga e della moglie Eleonora d’Austria, e operarono fino alla soppressione dell’Ordine in il 1773.

Il complesso architettonico appartenente ai Gesuiti occupava l’intero isolato tra Via Roberto Ardigò, Via Pomponazzo, Via Doctrina Cristiana.

L’adiacente Palazzo degli Studi (Mantova) fu costruito dai Gesuiti tra il 1753 e il 1763, su progetto dell’architetto bolognese Alfonso Torreggiani, come nuova residenza per il Ginnasio, che fu in seguito nominato dagli austriaci Regio Arciducale Ginnasio (oggi Liceo Virgilio ). Originariamente l’uso della Biblioteca era destinato principalmente agli insegnanti e agli studenti del Ginnasio.

Gli edifici appartenenti al convento, dal 1883 furono occupati dall’Archivio di Stato di Mantova.

Di fronte all’ex collegio gesuita, Palazzo dell’Accademia, sede degli accademici mantovani dal 1562 e ora dell’Accademia Nazionale Virgiliana.

Insieme questi edifici formano la città di Mantova.

Storia
La Biblioteca Reale Imperiale di Mantova fu aperta al pubblico il 30 marzo 1780.

L’imperatrice Maria Teresa d’Austria aveva lanciato un vasto programma di laicizzazione e riforma delle istituzioni culturali ed educative e la fondazione della Biblioteca rappresentava un’importante pietra miliare. La Biblioteca era originariamente un Museo Antiquario e una Biblioteca dell’Accademia delle Scienze e delle Belle Lettere, per le quali sopravvivono piccole sezioni di oggetti d’arte.

Periodo asburgico: 1780-1797
Prefetto della biblioteca fu nominato l’avvocato Leopoldo Camillo Volta, un letterato e un erudito mantovano che aveva trascorso molto tempo a Vienna, frequentato la Biblioteca Imperiale e stabilito rapporti con il direttore dello stesso, l’abate Michel Denis.

Il primo nucleo di volumi della Biblioteca proveniva dalla biblioteca del Collegio dei Gesuiti, da quella dell’Accademia, dalle biblioteche del convento soppresso dei Carmelitani (1783), da donazioni e lasciti di privati.

Sono stati acquisiti duplicati di volumi delle biblioteche di Vienna, Cremona e della Biblioteca Nazionale Braidense.

Non c’erano opere di carattere scientifico: il prefetto riuscì a ottenere un numero significativo di volumi dalla biblioteca “Cornaro” del senatore veneziano Giacomo Soranzo e l’imperatrice donò parte dell’acquisto della collezione del naturalista svizzero Albrecht von Haller.

Periodo napoleonico: 1797-1814
Durante il periodo francese la Biblioteca fu arricchita con manoscritti e volumi dei conventi soppressi di San Benedetto in Polirone (1797), dei conventi degli Agostiniani (1797), dei Domenicani (1797), dei Francescani (1805). Nel 1823 i volumi depositati nella Biblioteca erano circa 40.000.

Periodo di restauro 1815-1866
Nel 1816 furono restituiti manoscritti, rubati dai francesi;
Nel 1824 vi fu l’acquisto di manoscritti appartenenti al fondo di Leopoldo Camillo Volta, prefetto della Biblioteca dal 1779 al 1823.
Nel 1838 la Biblioteca acquisì la collezione completa dal 1689 della “Gazzetta di Mantova”.

Regno d’Italia: 1866-1946
Nel 1866, la Biblioteca divenne governativa.
Nel 1881 divenne municipale.
All’inizio del 1900 il numero di volumi ha raggiunto circa 120.000.
Nel 1912 la “Biblioteca Popolare” si aprì al piano terra, aperto la sera, da novembre ad aprile, per consentire l’afflusso di lavoratori: nel 1915 fu trasferito a Palazzo Aldegatti.
Nel 1930 ebbe luogo l’acquisizione della biblioteca della Comunità ebraica di Mantova.
Nel 1952 il volume dei volumi ammontava a 200.000.

lavori di ristrutturazione
Nel 1930 la Biblioteca si estende incorporando un lungo corridoio, fino al 1915 utilizzato come museo antico. Tra il 1915 e il 1925 le statue furono trasferite a Palazzo Ducale. Il corridoio era diviso in sale di consultazione, uffici e magazzini.
Nel 1932 fu creata la Sala dei Libri Rari.
Nel 1959 vennero rinnovati gli studi, gli uffici, i magazzini e la scala di accesso.
Nel 1995, l’intero edificio fu restaurato e portato a norma.
La biblioteca è riaperta al pubblico il 30 marzo 2014.

Stanze teresiane
Le stanze destinate alla Biblioteca erano due grandi sale al primo piano e adattate ad un progetto dell’architetto veronese Paolo Pozzo. In onore dell’imperatrice furono chiamati primo e secondo teresiano. Le grandi mensole in noce, inizialmente realizzate solo per la prima stanza (nella seconda saranno installate nel 1818) sono ispirate allo stile di Fischer von Erlach, architetto della Hofbibliothek di Vienna (1726).

Le sale della conoscenza
L’interno della Biblioteca Teresiana ha un aspetto austero, ideale per chi desidera trascorrere ore a leggere e studiare. La libreria è arricchita da numerosi scaffali, opere in legno pensate per contenere i libri più importanti della collezione. La Teresiana ha sempre ospitato alcune delle più importanti collezioni artistiche e scientifiche.

Le grandi sale
Queste stanze erano sotto la supervisione dei Gesuiti fino alla soppressione dell’ordine religioso nel 1773. Qui la grande biblioteca pubblica cominciò a prendere forma e fu chiamata dopo l’imperatrice longeva. L’edificio ospitava anche il Museo dell’Antichità, con le sue prestigiose collezioni appartenenti alla famiglia Gonzaga, prima che fosse trasferito nelle sale di Palazzo Ducale. Il collegamento con la vicina Accademia, dove ancora oggi sorge il Teatro Bibiena, è molto forte. Nelle vicinanze si trova anche l’edificio dell’Archivio di Stato, eretto nel 1883. Quando l’università fu trasferita a Pavia dagli austriaci, questo edificio continuò a incarnare il desiderio di creare un centro culturale, una vera fortezza dove la Biblioteca e il Liceo classico avrebbero continuato a vivere e prosperare fino ad oggi. Qui possiamo dare un’occhiata alla parte centrale della Biblioteca, la cosiddetta Prima Sala Teresiana.

L’ampio spazio rettangolare, illuminato da quattro finestre su ogni lato, è caratterizzato da due serie di scaffali dove sono conservati i volumi più preziosi. Il materiale utilizzato è il legno di noce per le parti più visibili, il legno di pioppo per le parti strutturali.

La Biblioteca, restaurata e riaperta ai visitatori nel 2014, ospita una straordinaria collezione di libri. Oltre 400.000 volumi tra cui 15.000 incunaboli e oltre 1.300 manoscritti. La sezione degli incunaboli è una delle più significative e ricche d’Italia. Per essere più precisi, è composto da 1.265 volumi, per un totale di 1.083 diverse edizioni. Ventiquattro titoli sono le uniche copie in Italia, tra cui cinque sono le uniche copie in tutto il mondo. Ci sono anche copie miniate e prestigiose edizioni in xilografia.

Gli scaffali della seconda sala furono messi in opera solo nel 1818.

Conoscenza e globi
La sezione manoscritta della biblioteca, composta da 1.381 volumi (tra cui 535 sono medievali) è eccezionale. I codici degli ordini religiosi dell’intero distretto furono trasferiti qui, in seguito alla soppressione di vari ordini durante l’Impero di Habsurg e il periodo napoleonico. Inoltre, la sezione ospita 385 codici preziosi dell’Abbazia di San Benedetto in Polirone, un monastero fondato e patrocinato dal Canossa (Tedaldo di Canossa, 1007). Lo scriptorium di Polirone era un luogo di creazione già all’epoca, e la produzione qui è continuata per secoli nonostante i periodi di crisi. Non rimane molto della collezione di codici appartenenti alla famiglia Gonzaga, sebbene quelli qui conservati siano notevoli; interessanti anche le opere che un tempo appartenevano ad altre famiglie nobili di Mantova. Inoltre, la collezione della biblioteca comprende anche una serie di lettere di vari periodi e alcune opere importanti, come il manoscritto autografo di Confessioni di un Italiano, di Ippolito Nievo (Padova 1831, Mar Tirreno 1861).

Il francescano Coronelli era un geografo e cartografo. È l’autore del libro Libro dei Globi di misure differenti. La prima coppia di globi di Coronelli conservata nella Biblioteca Teresiana è apprezzata soprattutto per le dimensioni, un metro di diametro. Il globo terrestre è stato progettato seguendo precise misurazioni cartografiche, ed è impreziosito da piccoli animali sia reali che immaginari, e da scene raffiguranti persone che viaggiano attraverso le diverse aree abitate.

Nella rappresentazione del globo celeste, Coronelli inserì le ottantatré costellazioni, compresi i dodici segni zodiacali. Anche se la provenienza dei globi non può essere determinata con certezza – sono stati sicuramente creati a Venezia – probabilmente facevano parte della Collezione Gonzaga.

Matteo Greuter è l’autore di quattro globi, conservati nella Biblioteca Teresiana, due globi della terra e due globi celesti. Greuter è meglio conosciuto per aver creato una grande mappa d’Italia. I globi gli hanno permesso di inserire rappresentazioni aggiuntive, qui troviamo una serie di figure che sono molto raffinate e hanno una forte qualità pittorica.

L’immagine cattura l’armonia complessiva tra i globi di cartongesso montati su strutture in legno e le affascinanti sale della Biblioteca.

La seconda coppia di globi di Coronelli è più piccola della prima. Niente però è perso nelle descrizioni e linee che formano costellazioni e traccia continenti. Entrambi i globi sono collocati su un’interessante struttura in legno, che ovviamente è Atlas, che si piega sotto il peso della sfera che è condannato a sopportare.

Un dipinto significativo
Vindizio Nodari Pesenti è uno degli artisti più rappresentativi del periodo che va dalla fine del XIX secolo all’inizio del XX secolo a Mantova. Fu allievo di suo zio Domenico Pesenti, anch’egli pittore. La lunga carriera di Pesenti riflette le influenze di accademismo, realismo, divisionismo e post-impressionismo italiano.

Questo dipinto raffigura l’ambiente come appariva al momento dell’erezione della Biblioteca Teresiana. Sullo sfondo, guardando attraverso la finestra aperta, è possibile identificare il contorno della grande cupola della chiesa di Sant’Andrea, il punto di riferimento della città. Al posto dei libri e dei tavoli da lavoro, il soggetto del dipinto è l’importante collezione di opere antiche in marmo, successivamente trasferita a Palazzo Ducale, proprietà della città. L’assenza di visitatori e l’armonia verticale dell’opera, oggi tenuta giustamente nelle sale della biblioteca, creano un senso di immersione e di meraviglia.

Un patrimonio inestimabile
La sala studio, dove sono custoditi manoscritti e libri rari, è illuminata da una grande finestra che illumina anche il corridoio. Il restauro delle camere è stato effettuato con particolare attenzione all’arredamento, che oltre ad essere funzionale alla consultazione, è stato progettato in modo da non creare un contrasto con i pezzi più vecchi ancora presenti. La Biblioteca Teresiana, una biblioteca pubblica dal 1881, oggi ha ottenuto lo status di museo.

L’ingresso moderno della Biblioteca dà accesso a una grande sala al piano terra, che si trova proprio sotto il corridoio.

Storia e leggende
La Biblioteca Teresiana ospita anche una vasta collezione di reperti storici, molti di fondamentale importanza. Tra gli archivi personali vale la pena menzionare quello appartenente al diplomatico e viaggiatore Giuseppe Acerbi (Castel Goffredo 1773, Castel Goffredo 1846), che comprende manufatti egizi, e la collezione del ricercatore e storico dell’arte Ercolano Marani (Castellucchio 1914, Mantova 1994 ). La collezione comprende anche oggetti risalenti al Risorgimento italiano; documenti legali; opere letterarie composte in dialetto; il fondo di Francesco ed Ettore Campogalliani – Francesco fu un grande burattinaio vissuto tra il XIX e il XX secolo, mentre Ettore era un compositore e uno dei migliori maestri di canto del suo tempo. Oltre alle scienze mediche, anche le scienze naturali occupano una posizione importante nella collezione grazie al fondo del naturalista Enrico Paglia (Mantova 1834, Mantova 1889).

Sfondo ebraico
La preziosa biblioteca della fiorente comunità ebraica locale è conservata anche nella Biblioteca Teresiana. È un’eredità preziosa che comprende 160 manoscritti, la più antica risalente al XIV secolo e 1.549 opere stampate. Mantova era infatti la città più importante per lo studio della cultura ebraica, dove le scuole kabbalistiche fiorivano, insieme al teatro e alla poesia ebraica, nonostante le ricorrenti persecuzioni. Nel XX secolo Vittore Colorni, importante studioso e esperto di disciplina, donò la sua biblioteca personale alla Teresiana.

Il contorno della co-cattedrale di Sant’Andrea, progettata da Leon Battista Alberti (Genova 1404, Roma 1472), appare nella grande finestra centrale che illumina il corridoio.

La stanza degli affreschi
Questa stanza al secondo piano della biblioteca teresiana, verso la fine del corridoio a sinistra, fu probabilmente utilizzata per scopi religiosi, come attestano gli affreschi che la decorano. Forse questo era il cosiddetto Oratorio delle Scuole inferiori Gli affreschi raffiguranti scene della vita di Cristo, sono stati attribuiti da Stefano L’Occaso, anche se non è possibile dimostrarlo con certezza, al pittore del tardo barocco Siro Baroni, che visse e lavorò a Mantova e le cui opere possono essere ammirate nelle chiese di Santa Barbara e Sant’Orsola.

La caratteristica fondamentale degli affreschi di questa stanza è la dimensione relativamente piccola delle figure, tracciata con un tratto abile e aggraziato; dietro di loro il paesaggio e un impressionante cielo blu. Tutto nell’affresco è blu eccetto queste figure che sono dipinte con colori più intensi: gli affreschi sono una vivida rappresentazione di alcune scene della vita di Cristo.

Cristo tiene gli occhi chiusi e si piega per ricevere l’acqua santa da Giovanni il Battista che la sta versando sopra la sua testa.

I protagonisti di questa scena hanno uno sguardo perplesso su di loro, sono quasi intimiditi da un Cristo molto solenne che li convoca alla predicazione e al martirio.

La Sala delle Vedute
La cosiddetta Sala delle vedute si trova al piano terra, alla fine del grande atrio. Aperto dopo il restauro nel 2014, è diventato una sala conferenze; era forse la prima sala di lettura della biblioteca popolare. Gli affreschi che la decorano raffigurano due coppie di ragazze che portano libri e quattro ballerini. Inoltre, da dove proviene il nome della sala, sul muro ci sono dieci scene della città di Mantova, con i suoi monumenti e edifici che appaiono in lontananza. Lo stile della decorazione è decisamente Liberty, e la delicata combinazione di colori diversi trasmette un senso di leggerezza.

Biblioteca digitale
La Biblioteca Teresiana ha un cospicuo patrimonio digitalizzato, composto da circa 350.000 immagini che possono essere consultate online:

Manoscritti polironiani
Manoscritti ebraici
Stampe cartografiche antiche
Archivio della comunità ebraica
Periodici storici locali

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