Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand, città metropolitana di Torino, Piemonte, Italia

Il Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand è un’area naturale protetta del Piemonte che si estende a destra della Val di Susa. Si estende sulla destra della Val di Susa (Alpi Cozie Settentrionali), dai 1000 metri sul livello del mare ai 2600 metri dello spartiacque. Nasce nel 1980 principalmente per tutelare la rigogliosa vegetazione ed in particolare i pregiati abeti e gli estesi larici-cembreti. È occupata per il 70% da boschi e per il restante 30% da pascoli e praterie d’alta quota. Le oltre 600 specie vegetali censite creano una varietà di ambienti con una fauna particolarmente ricca anche di circa 70 specie di uccelli nidificanti e 21 specie di mammiferi, tra cui dominano cervi, caprioli e camosci.

L’Ente Parco da sempre coniuga la tutela dell’ambiente con la conservazione e la valorizzazione della cultura materiale e immateriale della propria comunità. Nell’area è stato inoltre istituito il sito di interesse comunitario Gran Bosco di Salbertrand (IT1110010). Dal 2012 fa parte del sistema delle aree protette delle Alpi Cozie. Il suo territorio è incluso nella Rete Natura 2000 secondo le Direttive Habitat e Uccelli.

Il parco si trova in Val di Susa, in provincia di Torino, sulla sponda destra del fiume Dora Riparia che solca la valle, creando il suo confine a nord. A sud il parco si estende fino al crinale che segna il confine tra le valli di Susa e Chisone, attraversato dalla strada denominata “dei Sette Colli” o “dell’Assietta”. Questa strada costeggia per un lungo tratto il parco con ingressi segnalati ai Colli (da ovest a est) Costapiana, Blegier e Lauson. A ovest il parco confina con il comune di Sauze d’Oulx e ad est con il comune di Chiomonte.

Il motivo principale dell’istituzione del Parco risiede nel particolare valore naturalistico del Gran Bosco vero e proprio: 700 ettari di bosco misto di argento e abete rosso, unico nel panorama della vegetazione piemontese. I boschi sono di notevole pregio biologico e comprendono, in condizioni qualitative notevoli, tutte le pregiate conifere dell’ambiente alpino. Per i requisiti qualitativi non comuni, una parte del territorio è iscritta nel Libro Nazionale dei Boschi Seminativi per tre specie arboree: Abies alba, Picca excelsa e Pinus cembra.

In passato gran parte dell’interesse aveva ragioni economiche: questi abeti già fornivano il legname per le grandi travi a grana dritta utilizzate nelle grandi opere di ingegneria civile e militare, come l’Arsenale di Torino, la Basilica di Superga già nel 1700. e il Castello di Venaria Reale.

Attualmente la specificità di questo bosco è legata alla cospicua presenza di abete rosso, raro nelle Alpi occidentali, a causa del clima continentale con aridità estiva; è quindi probabile che la sua diffusione nel Gran Bosco abbia due cause principali: un microclima particolare, con ristagni di umidità atmosferica, e l’esistenza di un ecotipo resistente alla siccità estiva. Per questi motivi, uniti al vigore vegetativo e alla buona conformazione dei fusti, i popolamenti in questione (insieme al Larice e al Pino Cembro) sono stati inseriti nel Libro Nazionale dei Boschi da Semenza, e destinati a fornire poi materiale di propagazione utilizzato nel rimboschimento. sul resto delle Alpi.

Fauna
La grande varietà di ambienti e specie floristiche costituisce l’habitat ideale per una fauna altrettanto ricca. 21 specie di mammiferi censiti tra cui dominano cervi, caprioli, camosci e marmotte. 70 specie di uccelli nidificanti tra cui fagiano di monte e coturnice. Particolarmente nutrite sono le colonie di cervi e caprioli.

La sola avifauna conta un’ottantina di specie nidificanti, con un’alta percentuale di quella alpina. Troviamo quindi numerosi rapaci, tra cui l’Astore, lo Sparviero, la Poiana e il Gheppio, mentre regolarmente nidifica una coppia di Aquila reale. Tra i rapaci notturni, oltre all’Allocco, presente alle quote più basse, sarà possibile ascoltare il canto del Gufo reale e, associato ai boschi di abete, del Gufo di Capogrosso che utilizza le cavità scavate dal Picchio nero per la sua nidificazione.

Nel parco nidificano due galli cedroni, la starna e il fagiano di monte, che, insieme alla coturnice, sono il simbolo dell’avifauna alpina; da segnalare la presenza della Nocciolaia, strettamente associata nelle Alpi alla presenza del pino domestico, di cui si nutre i pinoli.

I mammiferi includono lepri (comuni e alpine), scoiattoli, marmotte e molti altri piccoli roditori; la volpe e i mustelidi (ermellino, donnola, faina, faina e tasso).

Importante la presenza di quattro specie di ungulati: il camoscio, da sempre presente nella zona; il cinghiale, la cui originaria componente genetica è ormai pressoché scomparsa a causa di ibridazioni e incroci; cervi e caprioli, introdotti nei primi anni ’60 dall’Amministrazione Provinciale della Caccia e che, in assenza di predatori naturali, hanno vissuto una vera e propria esplosione demografica, provocando notevoli danni ai boschi dell’intera Alta Valle di Susa.

I programmi di riequilibrio faunistico costituiti da abbattimenti selettivi e catture per ripopolamento di altri territori, sono stati e saranno utili per cercare di mantenere il giusto equilibrio tra presenza animale e forestale. Un nuovo ed inaspettato aiuto in tal senso è arrivato dalla ricomparsa del lupo, la cui presenza, accertata e continua dal 1997, è oggetto di tutela e studio.

Flora
La grande varietà degli ambienti del Parco consente la presenza di oltre 600 specie vegetali, tra cui tutte le specie forestali più importanti del Piemonte. A valle del parco sono presenti varie latifoglie; nel cuore sono presenti conifere quali abete bianco, abete rosso, larice, pino cembro e pino silvestre; di quota qui hanno solo pascoli alpini.

Al confine con i prati del fondovalle, troviamo una certa diffusione di latifoglie, tra cui frassino, betulla, acero e ontano e piccole popolazioni di faggio, oltre alla presenza di alcuni piccoli nuclei di tasso.

Man mano che si sale di quota, si entra nel regno delle conifere. Nelle zone più aride e soleggiate, e su suoli particolarmente bassi e rocciosi incontreremo il pino silvestre, talvolta ricoperto da grandi cespugli di vischio. Tra i 1300 ei 1800 metri, l’abete bianco e l’abete rosso regnano sovrani, estendendosi fino al confine orientale del Parco. Verso il limite superiore dell’abete troviamo una fascia di transizione in cui si aggiungono larici e pino cembro, che superano i 2000 metri di quota. Il pino domestico è presente anche in formazione pura, molto raro nelle Alpi occidentali, con il bellissimo pino domestico del Piccolo Bosco.

Degna di nota è la presenza di due specie erbacee rare: la Corthusa Matthioli, una primulacea con poche stazioni sul versante meridionale delle Alpi, e la Menyanthes Trifoliata, caratteristica delle zone con ristagni d’acqua, un tempo diffusa nelle risaie del Piemonte e oggi è praticamente scomparso. L’interesse per la sua presenza nel Parco deriva dall’eccezionalità dell’altitudine a cui si trova (2350 m circa).

Ecoturismo
Il Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand si estende per 3775 ha, dai 1000 m di fondovalle ai 2600 dello spartiacque con la Val Chisone, nei comuni di Chiomonte, Exilles, Oulx, Salbertrand, Sauze d’Oulx, Pragelato, Usseaux. Moderne località turistiche si alternano a tradizionali borghi di montagna, dove la natura è ancora autentica e la presenza secolare dell’uomo è tangibile. I trinceramenti dell’Assietta e il Forte di Exilles sono solo alcuni esempi della storia del territorio che si scrive nei libri, ma ovunque sono evidenti le tracce lasciate dall’opera dell’uomo, testimonianza di secoli di sfruttamento delle risorse e sacrifici dei poveri. Un esempio tra tutti, il Trou de Touilles, un’opera idraulica unica nel suo genere, un tunnel a 2000 m di altitudine costruito in otto lunghi anni,

Accessi
Raggiungere l’alta Val Susa con la SS 24, oppure l’autostrada A 32 (uscita consigliata Susa Ovest per l’ingresso a Exilles e / o Salbertrand o Oulx Circonvallazione per l’ingresso al parco da Sauze d’Oulx).

Da Salbertrand: in auto si va direttamente all’area attrezzata Pinea, con parcheggio. Da Exilles: dal paese strada per Champbons e poi sterrata fino alla frazione Sapè. Da Sauze d’Oulx: ci sono due ingressi. La prima è raggiungibile procedendo dal concentrico verso la frazione Gran Villard e, dopo questa, entrando nel comune di Oulx, procedendo nel parco dove è possibile percorrere in auto attraverso Monfol (frazione di Oulx) fino all’area attrezzata di Ser Blanc. La seconda è raggiungibile procedendo dal concentrico verso frazione Richardette verso la SP 173 del Colle dell’Assietta fino a Enfers da dove è consentito entrare in auto nel Parco fino ai cartelli di divieto posti all’interno del bosco. Da Susa e Chiomonte: a Pian del Frais,

Ecomusei
L’Ente Parco dal 1980 si occupa di tutela ambientale ma anche di valorizzazione del ricco patrimonio locale di cultura materiale e immateriale e dal 1996 gestisce l’Ecomuseo Colombano Romean – lavoro e tradizione in Alta Val di Susa, non solo museo ma un percorso-scoperta che si sviluppa tra il borgo di Salbertrand e l’area protetta e si propone come strumento di ricerca, testimonianza della memoria storica e delle tradizioni, dello sviluppo territoriale.

Lungo un percorso ad anello di circa 7 km (tempo di percorrenza circa 3 ore), antichi edifici, manufatti e strumenti in uso nella vita quotidiana si presentano al visitatore come esempi di un passato oggi tutto da scoprire. I numerosi siti ecomuseali, dalla ghiacciaia ottocentesca al mulino idraulico, dalla chiesa parrocchiale con i suoi tesori al sito dedicato al glorioso rimpatrio dei valdesi, raccontano secoli di storia e sfruttamento delle risorse del territorio e sono punti dimostrativi delle attività produttive svolte con tecniche tradizionali.

Calcara
La lavorazione della calce da calcare e legno è una tecnica di lavorazione tradizionale che è stata conservata fino alla recente introduzione del cemento. Tracce di antiche fornaci da calce sono visibili nei pressi della carbonaia e lungo il primo tratto del sentiero Franchi che da Salbertrand conduce verso la frazione Gad di Oulx.

Cortile forestale
A “Oreste Rey”, memoria storica dell’ecomuseo, è dedicato il sito dell’ecomuseo dedicato al sito forestale costruito nei pressi del lago Ghiacciaia. Si tratta della ricostruzione di un deposito di legname dei primi del ‘900 ed è stato allestito nei pressi della località Pinea dove in passato la maggior parte del legname abbattuto veniva depositato nel Gran Bosco.

Cappella dell’Annunciazione
La Cappella, situata nella frazione di Oulme, è dedicata a Maria Annunziata ma è sempre stata chiamata cappella di San Cristoforo, per l’imponente affresco del santo che da cinque secoli domina la sua facciata. All’interno, con i restauri del 2007, sono stati riportati alla luce preziosi affreschi datati 1534: la Pietà, San Rocco, Santa Lucia e un incredibile ciclo di affreschi delle Storie della Vergine.

Carbone
Il sito descrive le varie fasi dell’allestimento di una carbonaia nel bosco, dalla preparazione della legna alla distillazione del carbone. Una produzione praticata ovunque ci fossero difficoltà di trasporto, rimasta pressoché immutata dall’antichità alla sua recente scomparsa. Un’alchimia a cui rimangono legati miti e leggende.

Ecomuseo “Colombano Romean”
Nel comune di Salbertrand merita una visita l’Ecomuseo “Colombano Romean”, gestito dall’ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie, importante testimonianza del lavoro e della cultura materiale e immateriale del passato.

Il mulino idraulico della Comunità di Salbertrand e il forno a legna della frazione di Oulme fanno parte delle sezioni visitabili, che consentono di documentare il ciclo completo del pane collegando le varie fasi di lavorazione dei cereali e illustrandone i link tra il mondo del lavoro e quello domestico.

Il Museo del Tesoro Parrocchiale ospitato nella sacrestia della Chiesa di San Giovanni Battista, la cappella dell’Annunciazione a Oulme, l’Hotel Dieu, antico ricovero per pellegrini, testimoniano la religiosità, la saggezza e la devozione di una comunità strettamente legata alla le sue tradizioni.

E ‘inoltre possibile visitare la ghiacciaia ottocentesca e una ricostruzione in legno blockbau del prototipo della sauna a fumo progettata dal grande architetto finlandese Alvar Aalto per la sua casa sperimentale a Muuratsalo (Finlandia), una pietra calcarea per la cottura della pietra calcarea, un bunker aia con le diverse fasi di allestimento di una carbonaia nel bosco, il cortile forestale, l’ingresso alla miniera con l’armatura, il carrello e i binari e la sezione dedicata alla Glorieuse Rentrée.

Fontane di Milieu
L’acqua che ha plasmato, inciso e plasmato con la sua forza la nostra Valle è uno dei tesori più importanti delle Alpi e le fontane, insieme al forno e alla chiesa, sono da sempre un elemento architettonico e funzionale essenziale per la comunità. Passeggiando per Salbertrand si trovano due fontane cinquecentesche che si possono incontrare: la prima, ottagonale, datata 1525 si trova in piazza San Rocco, all’inizio di Via Roma, in occitana Simadierä. La seconda, al centro del paese (Medierä), è caratterizzata da una vasca rettangolare, decorata da archi pensili e datata 1524. La colonna ottagonale che emerge dall’acqua ha un castello, un giglio, un delfino scolpito tra le decorazioni. Fu riprodotta e collocata all’ingresso del borgo medievale del Valentino, a Torino, per l’occasione.

Forno
L’antico forno a legna della frazione Oulme è, oggi come nei secoli passati, luogo di ritrovo della comunità. Qui si svolgeva la panificazione quindicinale secondo modalità e tempi rigorosamente disciplinati.

Ghiacciaia ottocentesca
L’edificio con spessi muri in pietra, interrato e ricoperto di alberi con funzione ombreggiante, è l’ultimo esempio di ghiacciaia piemontese ottocentesca ancora intatta. Il ghiaccio prodotto in inverno nell’adiacente lago artificiale è stato immagazzinato fino all’estate, prima di essere caricato su carri, coperto con sacchi di juta bagnati, e trasportato ai mercati di Torino e Briançon. La stagionalità del lavoro (complementare a quello agricolo) ha reso l’attività di estrazione e conservazione del ghiaccio un’importante risorsa economica per gli alpinisti.

Grand Rentrée
Presso il ponte Chenebiere si trova una lapide commemorativa di una battaglia tra i valdesi e l’esercito franco-piemontese che si rivelò decisiva per la storia della comunità valdese. Qui passa un itinerario storico culturale, ideato in occasione delle Olimpiadi 2006 da Gal Escarton e Valli Valdesi denominato “Le strade dei Valdesi – Il Glorioso Rimpatrio”. Ripercorre il lungo viaggio di 1000 uomini, che lasciarono il Lago di Ginevra il 17 agosto 1689, tre anni dopo l’esilio forzato a seguito della revoca dell’Editto di Nantes, verso le valli di origine piemontesi.

Hotel Dieu
L’Hotel Dieu o Maison Dieu si trova nel centro del paese, lungo quella che un tempo era l’antica “strada del Monginevro”, poi “strada romana delle Gallie”, infine (con il passaggio dall’Alta Valle della Dora al Delfinato – XII secolo) “Strada di Francia”, una delle strade transalpine più importanti dell’Europa medievale, e come tale percorsa da carrozze, cavalli e cavalieri, notabili, religiosi, mercanti, Romei in cammino verso i pellegrinaggi. Antico ricovero per pellegrini e viandanti acquistato nel 2011 dall’Ente Parco Gran Bosco di Salbertrand (ente gestore dell’Ecomuseo Colombano Romean), l’edificio aggiunge un tassello importante al progetto / percorso dell’ecomuseo, garantendo ulteriore spazio di sviluppo.

Il mio
Ricostruzione dell’ingresso di una galleria di estrazione, con rinforzo in legno, carrello e binari. Il sito descrive un’attività che nei secoli ha ampiamente coinvolto la popolazione locale e aggiunge un nuovo tassello alla documentazione della cultura materiale e della storia locale. Nel corso dei secoli i minerali sfruttati nella zona di Salbertrand sono stati argento, piombo, stagno, ferro, che non hanno mai fornito grosse produzioni, ma, soprattutto nel periodo dell’autarchia, hanno garantito una certa autonomia e una buona componente occupazionale.

Mulino idraulico
L’antico mulino testimonia 800 anni di storia dello sfruttamento dell’acqua, dai diritti feudali di molitura alla nascita dell’Azienda Elettrica Comunale e ospita tre distinti impianti: il mulino vero e proprio con tutti i macchinari originali tra cui due paia di macine e il buratto capace di selezionare farine di diversa finezza; un binario di pietra monoblocco dove è stata sfibrata la canapa e lavorati vari tipi di semi (prugnolo di Briançon, nocciola, noce, pinoli, canapa …) per la produzione di olio alimentare e per l’illuminazione; i moderni quadri di comando della dinamo e il quadro di distribuzione dell’energia elettrica ivi prodotta. Le stanze recentemente recuperate ospitano anche varie installazioni dedicate ai mestieri tradizionali: la lavorazione della canapa, dal seme al capo confezionato, la stalla, l’aula della scuola di una volta,

Pertus di Colombano Romean
Nel comune di Exilles, sulla sinistra idrografica della valle, a 2000 m slm, nei pressi dei Quattro Denti di Chiomonte, si trova un’opera idraulica unica nel suo genere, che oggi, come cinquecento anni fa, attinge acqua il Rio Touilles e li conduce ad animare il versante più caldo della Val di Susa fino a Cels e Ramat, frazioni di Exilles e Chiomonte. Si tratta di una galleria lunga cinquecento metri con una sezione di circa un metro e ottanta per un metro scavata, a partire dal 1526, in otto lunghi anni, da Colombano Romean, minatore e cavatore di Ramats, simbolo del duro lavoro in montagna. a cui si è deciso di dedicare l’Ecomuseo del Parco.

Sauna di fumo
Presso il lago ghiacciato si può visitare la ricostruzione in legno blockbau del prototipo di Smoke-sauna progettato dal grande architetto finlandese Alvar Aalto per la sua casa sperimentale a Muuratsalo (Finlandia). Creato tra il 2003 e il 2005, in tre successivi campi di lavoro rivolti agli studenti del Corso di Laurea in Storia e Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali di varie università europee, secondo le tradizionali tecniche di lavorazione del legno in Finlandia, sotto la direzione tecnica di maestri falegnami finlandesi e con la collaborazione di maestranze locali. La realizzazione di una sauna a fumo in Val di Susa potrebbe apparire un elemento estraneo alla cultura e all’ambiente, ma, inserita nel contesto dell’Ecomuseo, assume un importante significato di integrazione tra diverse realtà costruttive, soprattutto per quanto riguarda le tradizioni, le tecnologie. e gli strumenti utilizzati.

Tesori della Chiesa Parrocchiale
Definito da Mons. Savi la chiesa più ricca e completa di tutta l’Alta Valle di Susa, la Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista nasce come chiesa romanica e subì “armoniosamente”, nella parziale ricostruzione del 1506, l’influenza dell’arte gotica. All’esterno, ma soprattutto sulle pareti interne, restaurate nel 2000, sono presenti pregevoli affreschi cinquecenteschi. Antichi libri liturgici, suppellettili e paramenti sacri, custoditi in sacrestia, costituiscono una mostra permanente che testimonia la saggezza e la devozione di una comunità alpina.

Le fortificazioni
Annibale, Giulio Cesare, Carlo Magno, il generale Catinat sono solo alcuni dei grandi leader che hanno viaggiato per la Valle di Susa con i loro eserciti. Per la posizione geografica strategica rispetto ai numerosi valichi di collegamento con i territori d’oltralpe, le opere fortificate si sono moltiplicate nel corso dei secoli.

Soprattutto dal Settecento, quando l’Alta Val di Susa e la Val Chisone passarono sotto il dominio dei Savoia, in seguito a sanguinose battaglie come quella avvenuta alla Testa dell’Assietta il 19 luglio 1747, episodio decisivo della Guerra di Successione d’Austria, è emersa la necessità di costruire opere che impedissero ai francesi di accedere a Torino. In seguito all’Unità d’Italia e al deteriorarsi dei rapporti con la Francia alla fine dell’Ottocento, l’intervento fortificante riprese vigore. Al contrario, la prima guerra mondiale vide un progressivo smantellamento delle opere con lo spostamento delle principali linee difensive sul fronte austriaco. La fortificazione del confine però riprese con l’ascesa del fascismo e la costruzione del cosiddetto “Vallo Alpino”.

Forte del Sapè
Il Forte di Sapè sorge tra il Comune di Exilles e il Comune di Salbertrand, sul Sentiero dei Franchi. Si tratta di un’opera a fossa, quasi interamente circondata da un ampio fossato, che si sviluppa su due livelli. Il Forte Sapè, progettato nel 1884 dal Capitano degli Ingegneri Darbesio, fu terminato nel 1886 e definitivamente abbandonato nel 1928.

Dal piazzale antistante l’opera, un ponte in parte dormiente e in parte levatoio attraversava il profondo fossato e conduceva al sobrio portale che immetteva nel forte sull’androne. Nel 1882 l’Italia aveva aderito alla Triplice Alleanza (Germania, Italia e Austria) e la vicina Francia, che faceva parte della Triplice Intesa (Francia, Inghilterra e Russia), era diventata il potenziale nemico diretto. Nel progetto di difesa di quel tratto di confine terrestre, quale punto di forza della piazza Exilles, si decise di utilizzare il forte già esistente, adattandolo all’enorme progresso tecnico nel campo dell’artiglieria. La rigatura delle pistole aveva rivoluzionato le tecniche militari e aumentato enormemente la portata dei proiettili.

Per resistere all’artiglieria rigata furono costruiti dei forti a fossa (una grande buca protetta da terrapieni) in cui si trovava la fortezza, come il forte di Sapè. Con questo tipo di fortezza si instaurava il sistema fortificato chiamato campo trincerato, che aveva un punto di forza costituito da un’opera armata di grossa artiglieria (nel nostro caso il forte ammodernato di Exilles, il Forte Principale), protetto da numerose altre opere secondarie che, per la piazza di Exilles, avrebbero dovuto essere sette: Sapè, Fenil, Case Garde, Serra la Garde, Clot Riond, Val Galambra e Icharette, ma che in pratica si sono poi ridotti a quattro poiché le ultime tre non sono mai state realizzate. Il compito di queste opere complementari era quello di tenere a distanza l’artiglieria da campo dell’attaccante sparando i propri pezzi,

Fortificazione di Exilles
A pochi chilometri da Salbertrand si trova il villaggio di Exilles. Lo sperone roccioso che domina la valle sin dai tempi dei Celti e dei Romani è sempre stato un importante punto strategico dal punto di vista militare e un primo nucleo fortificato è documentato a partire dal XII secolo, quando i Conti d’Albon esercitarono il controllo strategico, militare e mercantile, sulla strada del Monginevro, ed Exilles rappresentavano l’estremo confine orientale del principato.

Nel XIV secolo. il castello è descritto come un insieme di edifici raccolti attorno ad una grande torre circolare che sarà per secoli il mastio della fortezza. Nei secoli successivi subì modifiche sotto il controllo dei Francesi che decisero, nel 1601, di trasformare il castello medievale in una moderna fortezza bastionata. Nel 1708 con l’inizio della denominazione sabauda, ​​secondo un progetto dell’ingegnere militare Ignazio Bertola, il fronte di tiro ed i cannoni diretti verso la Francia furono ribaltati. In seguito al Trattato di Parigi del 1796, Napoleone decise di demolirlo completamente. Il Forte fu ricostruito dalla famiglia Savoia tra il 1818 e il 1829 nell’aspetto attuale che segue la struttura formale e difensiva della fortezza settecentesca, aggiornata secondo l’evoluzione dell’artiglieria ottocentesca.

Nel 1915 il forte fu disarmato e il suo armamento trasferito sul fronte orientale della Prima Guerra Mondiale ma continuò ad essere utilizzato come deposito e centro di reclutamento fino al 1943. Dopo l’8 settembre fu definitivamente abbandonato dai militari e iniziò il suo arresto decadente. nel 1978 con l’acquisizione da parte della Regione Piemonte. Oggi, aperto al pubblico dopo il restauro e il recupero funzionale operato dalla Regione Piemonte e dal Museo Nazionale della Montagna, il Forte di Exilles offre al visitatore un’articolata possibilità di fruizione: due aree museali permanenti dedicate agli alpini e all’architettura militare e due percorsi di visita guidata (al forte inferiore e ai solai) caratterizzati da installazioni scenografiche di grande impatto emotivo.

Il Vallo Alpino
All’interno del parco sono presenti anche opere fortificate realizzate tra il 1938 e il 1942 e nella maggior parte dei casi mai terminate, facenti parte del Vallo Alpino, voluto da Mussolini e realizzato prima della seconda guerra mondiale per proteggere il confine italiano dai paesi limitrofi (Francia, Svizzera, Austria e Jugoslavia). Tre bunker si trovano sul Monte Genevris, due bunker mascherati da grange a Monfol, opere rupestri fortificate non completate sopra Monfol, nel Bergà e nei pressi del Gad dove è presente anche la trincea anticarro di Ponte Ventoso, fuori dai confini del Parco .

Le fortificazioni dell’Assietta
Nella zona del crinale, entro i confini del Parco Naturale del Gran Bosco, si trovano tracce della celebre battaglia dell’Assietta (19 luglio 1747 – episodio significativo della Guerra di Successione d’Austria): trinceramenti elevati in muretti a secco, che continuano, circondava completamente il Piano dell’Assietta, il rilievo della Testa dell’Assietta e la Rocca del Gran Serin.

Alla Testa dell’Assietta (m. 2566) si trova il cippo eretto nel 1882 dal CAI in ricordo della tragica battaglia che vide i vincitori dei settemilacinquecento piemontesi del generale Cacherano di Bricherasio contro i ventimila francesi guidato dal cavaliere di Bellisle. Una leggenda, ancora oggi raccontata in Val di Susa, racconta di come in certe notti, sul monte oltre il Gran Bosco verso la cima del Gran Serin, i tamburi e il passo pesante dei battaglioni francesi che vagano alla ricerca del loro comandante . Sullo spartiacque si trovano anche le fortificazioni ottocentesche costruite all’epoca del triplice accordo (tra il 1884 e il 1890) a scopo difensivo contro la Francia: le batterie del Gran Seren, dei Motta e del Gran Costa.

I luoghi, raggiungibili con una breve passeggiata partendo dalla strada di crinale, sono visitabili solo nel periodo estivo, viste le quote elevate a cui si trova l’altopiano dell’Assietta (circa 2500 m slm). Ogni estate l’Ente Parco organizza visite guidate alle Fortificazioni dell’Assietta da parte dei ranger del parco. L’area è raggiungibile tramite la strada provinciale n. 173 del colle dell’Assietta (strada sterrata), percorribile da luglio a settembre, arrivando dalla Val di Susa (attraverso il Colle delle Finestre), dalla Val Chisone (dal Pian dell’Alpe nel comune di Usseaux), o da Sauze d’Oulx o Sestriere; a piedi è necessario seguire il percorso GTA nel tratto Salbertrand-Usseaux.

Tour della guida
Una fitta rete di sentieri attraversa il territorio del Parco, dal fondovalle fino al crinale e permette di scoprire i luoghi meno frequentati del Parco. Sentieri tematici, sentieri autoguidati, itinerari di lunga percorrenza e strade militari, di tipo internazionale (Via Alpina, Strade dei Waldesi) o nazionale (Grande Traversata delle Alpi o Via Francigena), altri sono estremamente significativi per scoprire le peculiarità del territorio (Sentieri percorsi natura autoguidati, 14 Sentieri del Gran Bosco a cura dei ranger del parco) che offrono a scolaresche, famiglie ed escursionisti esperti la possibilità di conoscere la storia, la natura e la cultura dell’Alta Valle di Susa.

Le strade e i sentieri del Parco Gran Bosco di Salbertrand sono stati pensati per viaggi essenzialmente estivi. In inverno molti itinerari non garantiscono un adeguato livello di sicurezza.

Itinerari escursionistici
Il parco è attraversato da una fitta rete di sentieri escursionistici, per tutte le esigenze e capacità, che si estendono dal fondovalle fino al crinale spartiacque con la Val Chisone e da est a ovest l’area protetta. Alcuni sentieri sono di rilevanza internazionale (Via Alpina, Strade dei Valdesi) o nazionali (Grande Traversata delle Alpi o Via Francigena), altri sono estremamente significativi per la scoperta delle peculiarità ambientali, storiche e culturali del territorio (Sentieri naturalistici autoguidati, 14 Gran Bosco dei ranger del parco).

Il percorso dell’Ecomuseo
Tra il borgo di Salbertrand e il Parco del Gran Bosco si snoda un itinerario ad anello di circa 7 km (tempo di percorrenza 2 ore circa) che tocca strutture ed edifici antichi che testimoniano la religiosità e la cultura materiale della comunità di Salbertrand e dell’intera Alta Valle della Dora.

Il mulino idraulico, il forno comunitario, la ghiacciaia ottocentesca, la sauna a fumo, il cortile forestale, l’ingresso alla miniera, la carbonaia, i ruderi della vecchia pietra calcarea, la chiesa parrocchiale e dei suoi tesori, la cappella affrescata del Annunciazione, l’Hotel dieu, le antiche fontane e il sito dedicato al glorioso rimpatrio dei valdesi raccontano secoli di storia e valorizzazione delle risorse del territorio e sono punti dimostrativi di attività produttive svolte con tecniche tradizionali.

Prodotti
Promuovere iniziative di sviluppo compatibile con l’ambiente, favorendo le attività produttive e lo sviluppo del potenziale turistico e altre forme di fruizione dell’area protetta che esse creano. un’integrazione equilibrata delle attività umane con la conservazione degli ecosistemi naturali. Valorizzazione dei prodotti locali, (pregiate varietà di patate di montagna, antiche varietà di cereali, miele di montagna, tomo di montagna contrassegnato come “Formaggio tipico delle Alpi Cozie” e vitigni rari) in collaborazione con le aziende che li producono ed i ristoratori.

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