La sala 54 ricorda il decennio della dominazione francese a Napoli: dipinti, arredi con dorature opache e lucide, busti e statue in bronzo e porcellana, nonché raffiguranti i sovrani francesi sono di chiara ispirazione da oltre le Alpi; i dipinti includono il Ritratto di Gioacchino Murat e Napoleone I, imperatore, entrambi di François Gérard, e il Busto di Carolina Bonaparte, in Biscuit, della manifattura di Poulard Prad. Tra gli elementi di arredo: vasi della manifattura di Sèvres e Bailly, un tavolino del 1811 creato da Jacob Desmalter originariamente destinato al castello di Fontainebleau e sedie con schienali in velluto dipinti a mano con vista sulla città, direttamente dalla Francia.

La piccola stanza 55 funge da separazione tra le stanze del periodo francese e quelle del restauro borbonico: al suo interno vi è una statua in gesso di Antonio Canova, Ritratto di Letizia Remolino, i busti di Luciano e Letizia, figli di Murat, fabbricati Poulard Prad e quattro candelabri in bronzo dorato di fabbricazione francese, acquistati nel 1837 e collocati originariamente nella galleria dei ritratti.

La camera 56 si trova nell’angolo est dell’edificio e si chiama Salone Camuccini: fu costruita in seguito all’arrivo dei Savoia, per volere di Annibale Sacco, e decorata secondo il gusto neoclassico della fine del XIX secolo, anche se aveva subito subito alcune modifiche a seguito dell’acquisto di alcune grandi tele volute da Murat e che arrivarono nel palazzo solo con il ritorno di Ferdinando I, che aveva imposto la chiusura di due balconi; nella volta sono stati realizzati fregi a tempera, mentre sulle pareti vi sono grandi dipinti realizzati da Pietro Benvenuti, Paolo Falciano, Francesco Hayez e Vincenzo Camuccini, da cui la stanza prende il nome: questi ultimi sono Morti di Giulio Cesare e Uccisione della Virginia. Ospita anche una collezione di statue dei primi dell’Ottocento, come la notte di Bertel Thorvaldsen, e al centro un tavolo di marmo, ordinato da Caroline Bonaparte e costruito nella parte centrale e piedi con mosaici e altri materiali trovati durante gli scavi Siti archeologici di Ercolano: tra gli elementi di arredo grandi consolle di manifattura napoletana e un camino in marmo risalente a Ferdinando II e previsto in tutte le sale rappresentative del palazzo.

Le sale 57 e 58 sono state utilizzate dai membri della famiglia reale nei loro momenti di svago: all’interno sono sistemati tavoli da gioco e automi musicali risalenti al XIX secolo e realizzati in preziosi legni in stile impero con un tipico gusto francese. La sala 57 mostra Giardiniera, un mobile in legno con una tripla funzione di fioriera, voliera e acquario, oltre a una tela di Johan Christian Dahl, La Real Casina di Quisisana, e una di Salvatore Fergola, Inaugurazione della ferrovia Napoli-Portici . La sala 58 conserva un affresco del palazzo Casacalenda sul soffitto, diversi dipinti, tra cui uno di Giacinto Gigante, la cappella del Tesoro di San Gennaro e uno di Anton Sminck van Pitloo, Templi di Paestum, e contiene mobili decorati con porcellana e bronzo, a volte dipinti con scene dei siti reali, i figli di Francesco I e le vesti del regno e arricchiti con l’aggiunta di ingranaggi sonori.

Nella sala 59 ci sono numerose opere commissionate da Ferdinando I dopo il restauro della corona borbonica dopo il decennio francese, quando iniziò l’opera di abbellimento del palazzo, continuando ancora a fare uso della collaborazione di artisti francesi: tra le tele quella di Maria Amalia di Orléans con il figlio duca di Chartres di François Gérard, Visita dei sovrani francesi al Vesuvio di Joseph-Boniface Franque nel 1814 e Matrimonio della principessa Maria Carolina di Borbone con il duca di Berry di Louis Nicolas Lemasle; tra gli arredi, diversi vasi di manifattura parigina.

La sala 60 conclude quella zona del Museo di Capodimonte dedicata all’appartamento reale e funge da collegamento tra il primo e il secondo piano: al suo interno si trovano le comunicazioni dello scultore Matteo Bottiglieri, realizzate all’inizio del XVIII secolo, e un ciborio di Cosimo Fanzago della prima metà del XVII secolo: tutte le opere furono ereditate dalla chiesa della Santissima Trinità delle monache, mentre altri manufatti in marmo e pietre preziose provengono ancora da conventi e chiese cittadine.

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Museo Nazionale di Capodimonte
Il Museo Nazionale di Capodimonte è un museo a Napoli, in Italia, situato all’interno dell’omonimo palazzo nella zona di Capodimonte, che ospita diverse gallerie d’arte antica, una di arte contemporanea e un appartamento storico.

Fu aperto ufficialmente come museo nel 1957, anche se le sale del palazzo ospitano opere d’arte dal 1758. Conserva prevalentemente dipinti, distribuiti principalmente nelle due principali raccolte, il Farnese, che includono alcuni dei più grandi nomi della pittura italiana e internazionale . come Rafael, Tiziano, Parmigianino, Brueghel il Vecchio, El Greco, Ludovico Carracci o Guido Reni; e la Galleria napoletana, che è composta da opere provenienti da chiese della città e dintorni, trasportate a Capodimonte per motivi di sicurezza dopo la soppressione degli ordini religiosi, e presenta opere di artisti come Simone Martini, Colantonio, Caravaggio, Ribera, Luca Giordano o Francesco Solimena. Anche la collezione di arte contemporanea è importante, in cui spicca il Vesuvio di Andy Warhol.

Il Museo di Capodimonte vanta 47.000 opere d’arte che formano una delle collezioni più grandi e complesse di arte medievale, moderna, moderna e contemporanea al mondo. In 126 gallerie distribuite su 151.000 piedi quadrati, sono esposte opere dei grandi artisti come: Michelangelo, Caravaggio, Raffaello, Tiziano, Botticelli, Simone Martini, Giovanni Bellini, Colantonio, Artemisia Gentileschi, Jusepe de Ribera, Battistello, Luca Giordano, Mattia Preti, Francesco Solimena, Carracci, Guido Reni, Lanfranco, Bruegel il Vecchio e Van Dyck per citarne alcuni.

Tutto ebbe inizio con la Collezione Farnese che Carlo I di Borbone, figlio del re di Spagna, ereditò da sua madre Elisabetta e portò con sé a Napoli nel 1735, con il desiderio di esporlo in questo palazzo in cima alla collina. La costruzione del palazzo iniziò nel 1738, per funzionare come una galleria di immagini e una casa di caccia. Capodimonte è l’unico museo italiano che oltre a rappresentare quasi tutte le scuole della prima arte moderna italiana, può anche vantare opere di artisti contemporanei come Burri, Paolini, Bourgeois, Warhol e Kiefer.

Il Parco Reale di Capodimonte, con i suoi 300 acri e più di 400 specie vegetali, è uno spazio verde incontaminato che domina la città e il Golfo di Napoli. Qui sono state piantate specie esotiche, tra cui i primi mandarini in Italia. È il più grande parco urbano in Italia, con circa 1.500.000 visitatori all’anno. All’interno del Royal Park è possibile ammirare l’ultimo giardino barocco dal design sino-inglese pieno di rare fragranze orientali.

Maestosamente immerso nel suo Parco Reale che domina il Golfo di Napoli, Capodimonte offre una combinazione davvero singolare di bellezza artistica e naturale assolutamente unica al mondo.

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